domenica, 08 novembre 2009
logo_StorienoteCari e care,
Vi incollo questa interessante riflessione di Rambaldo Degli Azzoni (produttore discografico di Storie di note) sul “Festival Tenco”. Quello che denuncia Rambaldo, è una sorta di mafia artistica che è assolutamente inaccetabile. Oggi in Italia già risulta impossibile fare conoscere la propria musica, se ci si mette anche il club Tenco che dovrebbe tutelare la canzone d’autore, allora siamo veramente alla frutta.
Colgo comunque l’occasione di ringraziare Rambaldo pubblicamente per aver deciso di distribuire il mio album. E’ un onore per me “entrare” in Storie di note. Etichetta assolutamente prestigiosa che annovera fra i suoi artisti gente del calibro di Claudio Lolli, l’amico Pippo Pollina, Nada, Il parto delle nuvole pesanti ecc. ecc..
Grazie Rambaldo…di cuore!
 rambaldo
 
 
CLUB TENCO E CLAUDIO LOLLI …. UN IPOCRISIA CHE DURA DA DECENNI
 
venerdì 06 novembre 2009
Perché il festival musicale che è stato e dovrebbe essere un punto di riferimento per la canzone d’autore in Italia evita sistematicamente, quasi ne negasse l’esistenza, un musicista e un poeta dello spessore e del riconosciuto valore quale Claudio Lolli ?
 
La domanda è d’obbligo, dato che sono oltre trent’anni che Lolli non è ospite del Premio Tenco, nonostante abbia continuato e continui a pubblicare album di indiscusso valore, a scrivere libri e poesie, a partecipare in modo attivo e giustamente critico alla vita sociale e politica di questo paese, insegando tra l’altro in un liceo bolognese, amatissimo dai suoi studenti.
 
Sicuramente esistono problemi, antipatie personali maturate negli anni fra Claudio Lolli e l’establishment del Tenco, ma questo non può essere una giustificazione per negare al pubblico che segue e si fida della manifestazione sanremese una presenza di tale spessore.
 
Forse che l’ironia e l’intelligenza, in questi tempi in cui trionfa il futile, facciano davvero paura o risultino incomprensibili
 
Ricordo che alla prima edizione del Festival di Mantova, voluto da Nando dalla Chiesa ( a proposito, tantissimi auguri al carissimo e instancabile Nando che oggi a Milano festeggia i 60 anni appena compiuti) quale alternativa e antidoto al Festival di Sanremo diretto dal Tony renis in odore di mafia, Claudio Lolli, nonostante fosse appena uscito un album importante quale il remake di Zingari felici con il Parto delle Nuvole Pesanti, non fu invitato ad esibirsi dal vivo.
Di fronte alla mia insistenza nel proporlo e alla mia richiesta di comprendere perché in un festival che voleva essere esempio di alternativa alla manifestazione più banale e commerciale e al mondo musicale e politico che vi ruota intorno non ci fosse posto per Claudio Lolli, Nando dalla Chiesa mi disse, abbastanza imbarazzato e piuttosto triste, che il direttore artistico che era stato incaricato a fare il programma del festival, Titti Santini, aveva posto il veto alla presenza di Lolli, sostenendo che il cantautore bolognese fosse portatore di messaggi pessimisti e negativi, assolutamente pericolosi soprattutto per le giovani generazioni.
In quella manifestazione, ricordiamolo, ci fu fin dal primo momento la longa manu del Club Tenco.
 
Come abbiamo già fatto in passato, organizzando anche un contro-concerto di Claudio Lolli a Sanremo nel dicembre 2006, evento riuscito benissimo, nonostante la cattiva pubblicità avuta da certi ambienti “prestigiosi” della città dei fiori
stimolati da una bella e-mail ricevuta in questi giorni da Pino Calautti, sanremese, che cura il sito malinconico blues (assolutamente da vedere),
riproponiamo con forza e pubblicamente la domanda:
 
Perché il festival musicale che è stato e dovrebbe essere un punto di riferimento per la canzone d’autore in Italia evita sistematicamente, quasi ne negasse l’esistenza, un musicista e un poeta dello spessore, della coerenza e del riconosciuto valore quale Claudio Lolli ?
 
A tal proposito non perdetivi, proprio dal sito malinconicoblues, l’articolo antenati e discendenti.
 
E attenzione, Claudio Lolli in questo caso è la punta di un iceberg.
Ricordiamo che anche un Pippo Pollina, con 14 album all’attivo, un canzoniere di grande impegno e contenuti e grande stima in mezza Europa, oltre che in italia, al Tenco non ha mai messo piede.
 
Sono graditissimi commenti, iniziative, proposte, anche reazioni indignate, purchè se ne discuta e si contribuisca a scatenare finalmente un caso.
Oltre ai nostri indirizzi mail, pagine facebook e altro, internet è pieno di posti dove portare alla luce questa brutta storia ……
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domenica, 25 ottobre 2009

 

Anche questa volta ce l’abbiamo fatta!
07_pollina_printGrazie come sempre all’aiuto di Enrico Piergallini (assessore alla cultura del comune di Grottammare) anche questa volta siamo riusciti (Associazione culturale Peppino Impastato) ad organizzare un concerto di un certo livello. A Grottammare, per la seconda volta nella sua splendida carriera, si esibirà Pippo Pollina al teatro dell’Arancio il 1 novembre alle ore 21. Molto probabilmente prima di Pippo eseguirò due miei pezzi, quindi vi do un motivo in più per non essere presenti! ehehehe
Vi incollo sotto la presentazione del concerto.
Vi aspetto numerosi…

Descrizione evento:
Si tratta di un concerto dove Pollina si esibirà da solo con pianoforte e chitarra e dove voi sarete importanti protagonisti. Come recita il titolo, all’inizio del concerto vi verrà consegnato un menù dal quale potrete scegliere i brani, tratti da tutto il suo repertorio, che vorrete ascoltare. Á la carte è uno spettacolo, sempre diverso, giocato sull’improvvisazione e sull’intimità che si viene a creare di volta in volta con il pubblico.

PIPPO POLLINA in concerto "Á la carte"
Ore 21,00
Teatro dell'Arancio
P.zza Peretti
63013 Grottammare (AP)
Organizzatori: Associazione culturale Peppino Impastato e Assessorato alla cultura del comune di Grottammare
Biglietto: Euro 16
Prenotazioni: Mirella (mirella@storiedinote.com / 335 482883)

 

 
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categoria:musica
giovedì, 24 settembre 2009
wruVi segnalo quest’intervista che ho rilasciato qualche giorno fa alla brava giornalista Carolina Laperchia per la web radio dell’università di Udine.
Purtroppo quando rilascio interviste a voce qualche cazzata la dico sempre, è inevitabile:). Questa volta ho toppato alla grande. Chiacchierando ho affermato che il termine malinconia è un aggettivo. Mamma mia che figura barbina eheheheh.
Un abbraccio a tutti voi

 

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giovedì, 27 agosto 2009

giusiQualche giorno fa, ho ricevuto una mail da Giusi Bonsignore, moglie del compianto Enzo Baldoni. Ne sono rimasto molto colpito ed emozionato. Non mi sarei mai aspettato dei complimenti da una persona così vicina ad Enzo. Vi allego con piacere la sua mail, un'intervista e una recensione. Colgo l'occasione per ringraziare anche Silvia Del Gran Mastro, Corrado Sciò e Francesco Pira per le belle parole spese nei miei confronti.

Caro Andrea,
attraverso Francesco Pira ho avuto il cd che mi hai inviato in regalo con il pezzo dedicato a Enzo.
Mi è piaciuto molto e penso davvero che tu sia bravo e che meriti tanto successo. Ti faccio, quindi un grande "in bocca al lupo" per tutti i tuoi progetti futuri.
Grazie, ancora

Giusi
http://www.sambenedettoggi.it/2009/08/16/77657/tra-musica-e-poesia-a-tu-per-tu-con-andrea-papetti/
http://www.collettivoparini.splinder.com/post/21189714

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categoria:musica, giornalismo
sabato, 01 agosto 2009
LCari e care,
dopo anni di fatiche finalmente è uscito il mio primo cd. Su questo lavoro però posso dirvi ben poco. Sicuramente è un cd da acquistare almeno per i contenuti in esso trattati. E’ ovvio comunque che non potrei mai parlarne in termini non entusiastici; è come chiedere ad un genitore di sparlare del proprio figlio eheheheh. Per chi volesse acquistarlo: il costo è di 10 euro ( mi sembra ragionevole; 2 pacchetti di sigarette?) e non deve fare altro che inviarmi una mail all’indirizzo andreapapetti@alice.it
Presto il cd sarà anche presente su cdbaby e nei vari distributori digitali Itunes ecc. ecc..
Un ringraziamento di cuore va ad Alessandro Svampa per l’assoluta genialità, a tutti i musicisti che ne hanno fatto parte, a Fabrizio Emigli per la splendida copertina e per aver sbrigato tutte le rogne burocratiche per la realizzazione dello stesso e a Pippo Pollina per il duetto nella meravigliosa Banneri. Vi allego una breve recensione che mi ha spedito un mio collega Luigi Mariano…a mio avviso molto bella!
Un abbraccio a tutti e grazie in anticipo
Andrea
 
 
L’arrivo di questo CD mi ha commosso. E così ascoltarlo.
 
Quando ho scartato il pacchetto e mi s’è presentata davanti la bella e coerente copertina di Fabrizio Emigli, col tuo nome, è stata un’emozione forte, per molti motivi.
So cosa c’è dietro a un CD. So quanto sia difficile arrivare a realizzare il primo, e non perché io l’abbia mai fatto, ma appunto proprio perché il mio deve ancora uscire e intuisco ogni asperità del percorso. Intuisco poi la fatica, il sudore, le lacrime che ci sono dietro già soltanto la scrittura e il vissuto di una sola canzone, figurarsi di tutte quelle scelte per rappresentare questo splendido debutto, questa gemma musicale e poetica. E’ vero, è solo un punto di partenza: si sa. Però, dopo tutta la vita vissuta che c’è dentro e dietro l’uscita di un simile disco, si può dire che è anche un piccolo grande e sostanzioso primo approdo.
 
Si percepisce al massimo grado la malinconia struggente della tua personalità e l’impegno civile lucido e arrabbiato. Sono le tue due caratteristiche peculiari, emergono in modo superbo e al contempo naturale e spontaneo. La sincerità di scrittura, a metà tra lancinanti pennellate poetiche e immagini invece dirette e crude, arriva dritta allo stomaco, sulla pelle, ti trapassa da parte a parte.
Il valore musicale degli arrangiamenti è di livello altissimo e al contempo mai ridondante, né troppo carico di rischiosi difetti da iperproduzione: tutto è fatto su misura, con estrema grazia e intelligenza, Alessandro Svampa è stato magistrale, così come tutti gli altri musicisti che lui ha diretto, di valore immenso. Non ho altro da aggiungere, se non che sono moltissime le emozioni che quest’opera trasmette (forse perché io ne conosco la lunga genesi) e si fa riascoltare e riascoltare, lasciando ogni volta stupefatti e commossi.
 
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categoria:musica
domenica, 21 giugno 2009
Cari e care,
pierangelo2ho sempre sentito parlare troppo poco di Pierangelo, anche quando era in vita. E’ il cantautore più sottovalutato della storia della canzone italiana. Eppure di capolavori ne ha sfornati a decine. Oggi parliamo spesso di Faber (giustamente aggiungo) ma sarebbe il caso ogni tanto di ricordare anche un grande come Bertoli.
Voglio linkarvi una canzone (Rosso colore) che, per il tema trattato, è molto simile alla mia Così lontano, così vicino. Abbiamo affrontato entrambi il tema dell'emigrazione. Ovviamente nessun confronto: il suo brano è insuperabile e assolutamente geniale.
Un abbraccio a tutti
 
pierangeloP.S. Scusatemi se ultimamente intervengo poco ma sono sommerso dal lavoro. Una cosa però voglio dirvela: martedì sarò in studio per la masterizzazione del cd. A breve finalmente il mio primo lavoro vedrà la luce. Lo so che ve l’ho già detto altre volte ma stavolta ci siamo veramente! :)
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categoria:musica, poesia, riflessioni
venerdì, 17 aprile 2009
teatro dellVenerdì 24 aprile alle 21,30 si terrà a Grottammare nella spettacolare cornice del Teatro dell'Arancio (sopra il teatro visto da fuori) il concerto di Fabrizio. Questa esibizione musicale è stata organizzata dall’Associazione Peppino Impastato di San Benedetto del Tronto (è nata grazie a una mia idea e ne vado fiero) con l’aiuto del Comune di Grottammare.
Colgo l’occasione di ringraziare il nostro assessore alla cultura Enrico Piergallini; se nel nostro paese si respira ancora un po’ di arte è in gran parte merito suo.
fabrizio emigliComunque sia tornando al discorso iniziale, se capitasse di trovarvi dalle mie parti, sarebbe cosa gradita se partecipaste all'evento.:) Dovrei tra l'altro (dico dovrei perché non l’abbiamo mai provata e deciderò solo alla fine) cantare “L’uomo della verità”, quindi altro buon motivo per esserci.:) L'ingresso è gratuito ma chi vorrà, senza nessun impegno nè obbligo, potrà lasciare un contributo a sostegno delle popolazioni sconvolte dal terremoto. 
Vi aspetto numerosi…
 
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categoria:musica, amicizia, antimafia
venerdì, 10 aprile 2009
Innanzitutto mi scuso per la mia “latitanza”, ma è stato un periodo di controlli medici (comunque nulla di grave) e non ho trovato proprio il tempo materiale per scrivere.
terremoto2Purtroppo come avete già appreso in questi giorni, in Abruzzo si è consumata una vera e propria tragedia: un fortissimo terremoto ha colpito L’aquila e i paesini limitrofi. Il risultato è drammatico: 290 morti e 40 mila sfollati. L’aquila dista solo 100 Km da San Benedetto del Tronto e anche qui le scosse sono state forti; fortunatamente da noi non ci sono stati danni di rilievo. In diversi post ho parlato del caso e di come a volte l’umano agire divenga inutile. Una notte torniamo a casa, dopo aver trascorso magari una bella serata con gli amici, ti addormenti e poi di colpo il nulla. terremoto3Ho diversi conoscenti che fanno l’università a L’aquila e mi hanno detto che la città è completamente distrutta.
Non voglio addentrarmi nel discorso politico, nè tantomeno soffermarmi sulle corruzioni e speculazioni edilizie, ma spero che lo Stato faccia questa volta veramente qualcosa di concreto…ci sono persone rimaste con il nulla in corpo e nell’anima. Niente più casa, lavoro, viveri, vestiti e negli occhi solo l’immagine di tante vite spezzate. Vi lascio cari e care con una bellissima poesia di Eugenio Montale che rispecchia appieno il mio stato d’animo e spero che il prox post sia decisamente più leggero.
 
 
Spesso il male di vivere ho incontrato
 
montaleSpesso il male di vivere ho incontrato
Era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
 
Bene non seppi; fuori del prodigio
Che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco altro levato.
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categoria:riflessioni
giovedì, 19 febbraio 2009
povia2Cari e care,
oggi mi è arrivata una mail di Sarai Migdal (fra l'altro non so se questo è il suo vero nome o solo il nickname), fondatrice di un gruppo su facebook creato per commentare la pessima (questo lo aggiungo io) canzone di Povia. Ve la incollo perché, a mio avviso, è interessante. Ha commentato passo passo il testo “Luca era gay” e gran parte delle sue considerazioni in merito a questo brano le condivido.
Buona riflessione…
 
Ecco completo il testo della canzone di Povia.
A dicembre l’arcigay aveva visto giusto aspettandosi un testo omofobo?
No, aveva visto sbagliato: il testo non è omofobo, è peggio: è totalmente idiota! E per di più subdolo! Si autocontraddice, ma intanto riporta il pensiero superficiale e ottuso di tanta, troppa gente, avallandolo di fronte e milioni di spettatori.
Visto che lavorare mi piace poco, specie dopo aver mangiato due brioches, impiegherò un po' di tempo a commentare il testo

1  STROFA:
"Luca dice: prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire
che se credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo
che su questo argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati
sono andato nel mio passato ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione
piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare
stava fuori tutto il giorno per lavoro
io avevo l’impressione che non fosse troppo vero
mamma infatti chiese la separazione avevo 12 anni non capivo ben
mio padre disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere
mamma mi parlava sempre male di papà
mi diceva non sposarti mai per carità
delle mie amiche era gelosa morbosa
e la mia identità era sempre più confusa"

quindi l'esordio è che questo qui ha una famiglia che non va.
L'idea che un maschio divenga omosessuale perché il padre è assente e la madre soffocante, è vecchia, trita e ritrita, ma soprattutto è sbagliata. A parte il fatto che non ho ancora visto una famiglia davvero equilibrata, ma non per questo siamo tutti gay, non si spiega come mai se nella stessa famiglia ci sono più figli allevati allo stesso identico modo, non tutti sono omosessuali...
Tra l'altro, l'allusione al credere in dio - il cui pensiero povia ritiene di conoscere, non si sa come - per me è molto chiara: inutile consultare psicologi o preti, visto che gay si diventa, non si nasce e in più si diventa tali in seguito a problemi, perciò è una situazione patologica.


2  STROFA:
"sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte
mi vergognavo e le cercavo di nascosto
c’era chi mi diceva “è naturale”
io studiavo Freud non la pensava uguale
poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità
un uomo grande mi fece tremare il cuore
ed è li che ho scoperto di essere omosessuale
con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era
e io credevo fosse amore sì
con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava
una gara a chi faceva meglio il sesso
e mi sentivo un colpevole prima o poi lo prendono
ma se spariscono le prove poi lo assolvono
cercavo negli uomini chi era mio padre
andavo con gli uomini per non tradire mia madre"

oooooooh, studiava freud!! Eccone un altro tra i molti che citano Freud senza averne letto nemmeno una riga (ne sono certa: Povia NON ha letto Freud).
A parte il fatto che è passato un buon secolo e che gli studi freudiani si sono evoluti giustamente nella teoria e nella pratica di quelli venuti dopo di lui (quelli da cui luca non è andato, ricordiamolo), questa strofa ha l'aspetto banale di uno sfoggio di cultura prima, e poi di dichiarazione di un aspetto patologico nella ricerca continua del padre


SPECIAL:
"Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo
tra amore e inganni spesso ci tradivamo
io cercavo ancora la mia verità
quell’amore grande per l’eternità
poi ad una festa fra tanta gente
ho conosciuto lei che non c’entrava niente
lei mi ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva
ricordo solo che il giorno dopo mi mancava
questa è la mia storia solo la mia storia
nessuna malattia nessuna guarigione
caro papà ti ho perdonato
anche se qua non sei più tornato
mamma ti penso spesso ti voglio bene
e a volte ho ancora il tuo riflesso
ma adesso sono padre e sono innamorato
dell’unica donna che io abbia mai amato"

il messaggio non troppo nascosto di questa strofa è: nell'omosessualità regna il caos, la menzogna e il tradimento. Già.
Nel mondo eterosessuale invece no... :-D
"Nessuna malattia, nessuna guarigione": ma come? Fino ad ora ha detto che gay si diventa perché si sta in una famiglia problematica = situazione patologica = la condizione omosessuale è patologica no?
Cerchiamo di non essere ipocriti, suvvia!
Ecco, io so che la gente che frequento usa il cervello, infatti non volevo comunicare quanto è stupido il testo, volevo comunicare di badare bene che questo verrà "cantato" di fronte a un vasto pubblico che potrebbe crederci, perché non ha gli strumenti culturali per capire quanto è più complessa la questione dell'omosessualità.
Lo considero un messaggio pericoloso e considero ingiusto che venga permessa una propaganda del genere alla tv di stato; sminuire in tal banale modo l'omosessualità, il ridurla a un problema psicologico, quando da un secolo ci si misurano scienziati e psicologi senza osare dare un verdetto, è pericoloso. Comunica una cosa sola: I GAY HANNO DEI PROBLEMI.
Secondo voi una cosa del genere servirà a convincere il popolino medio che si beve sanremo che noi meritiamo i diritti che chiediamo?
Io vi invito nuovamente a non guardare il festival per non alzargli l'audience (intendo quando "canta" Povia, ovviamente), magari comunicandone il motivo ai riferimenti che già diedi a dicembre. So che sembra sciocco e inutile, ma in altri paesi i boicottaggi di massa a qualcosa servono, se non altro a segnalare come la pensa davvero la gente.
Io non guarderò comunque sanremo, se non altro per la spiacevole presenza della faccia di Bonolis, che guasterebbe il festival anche se ci si presentassero redivivi Ofra Haza e Chopin, due musicisti che amo!

VomitoP.S. Mi hanno appena informata che c'è anche la De Filippi! aiutooooooo! State attenti: vedere la faccia di Bonolis e contemporaneamente sentire la vociaccia della De Filippi vi farà esplodere il televisore, ve lo giuro: sono state fatte simulazioni nei laboratori nazionali del gran sasso, quelli gestiti dall'istituto di fisica nucleare!
 
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categoria:musica, riflessioni
lunedì, 05 gennaio 2009
poviaPremetto che non amo parlare male di altri cantautori, ma stavolta devo assolutamente fare un’eccezione. Giuseppe Povia ha toccato il fondo. Parteciperà a San Remo con il brano Luca era gay e parlerebbe (non ci sono dati ufficiali) appunto di un gay che guarisce (secondo la sua testa bacata) dall’omosessualità. Se ciò dovesse essere confermato (ripeto non ci sono dati ufficiali ma solo degli indizi), il suo brano mi spinge a riflettere su quanto segue. Secondo questo personaggio l’omosessualità non sarebbe altro che una malattia (?) dalla quale si può guarire. Siccome già gli omosessuali sono ben visti in questa società di merda, facciamoli ora passare anche per malati. Invece di sensibilizzare la gente sull’argomento e spiegare che l’omosessualità non è una scelta ma una questione di gusto, questo "buontempone" crede (almeno secondo la stampa) che sia una sorta di psicosi dalla quale però si può guarire. Che bello no? Questo suo pensiero allevierà certamente il cuore (emarginato aggiungo io) dei diversi (così li definirebbe lui).
Da sempre ho pensato che non ci sia nessuna differenza tra l’eterosessualità e l’omosessualità. Del resto ci può essere differenza tra, ad esempio, chi ama il pomodoro e chi ama l’aglio? Ripeto l’omosessualità non è una malattia è solamente una questione di gusto punto.
Povia: “prima non mi piacevi artisticamente ora ho anche qualche dubbio sulle tue qualità umane".
 
sanremoUn consiglio ai vari presidenti degli Arcigay: lasciatelo esibirsi, altrimenti verrebbe meno la libertà di espressione, poi nelle varie trasmissioni del dopo festival (sempre se avrà il coraggio di presentarsi) potrete con argomenti validi (e voi ne avete) far capire a tutti lo squallore di questa trovata pubblicitaria.
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categoria:musica, riflessioni
venerdì, 26 dicembre 2008
giovanni_alleviContinuiamo a parlare di musica. Del resto il mio blog è nato principalmente per questo. Chiacchierando con un amico in msn, è uscita fuori un’intervista molto interessante di Sandro Cappelletto fatta a Uto Ughi (http://it.wikipedia.org/wiki/Uto_Ughi) su Giovanni Allevi. Premetto che non sono d’accordo su tutto. Però è assolutamente vero che oggi si cerca a tutti i costi il personaggio. Sarò ripetitivo ma è così. Onestamente non ho mai considerato il mio compaesano (nato ad Ascoli Piceno, 30 Km da San Benedetto del Tronto, il paese dove io vivo) un genio. Non è da buttare via ci mancherebbe, ma ho ascoltato pianisti tecnicamente più validi e ahimé sconosciuti. Anche come compositore non lo trovo così “immenso”. Secondo me l’apparenza (e di questi tempi capita spesso) ha fatto il suo corso. Ragazzo dallo sguardo timido (qualsiasi madre lo vedrebbe bene come marito per la propria figlia), dotato di ottima istruzione, con dei riccioli molto alla moda. E ci risiamo: ecco come si crea un fenomeno mediatico. Meditate gente meditate…
 
ughi01g"Il successo di Allevi? Mi offende"
«Presuntuoso e mai originale»
SANDRO CAPPELLETTO
Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Il più ridicolo era l’onorevole Fini, mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo». Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi. Il nostro violinista lo ha ascoltato - «fino alla fine, incredulo» - dalla sua casa di Busto Arsizio e ne è rimasto «offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze».

Che cosa più la infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole? «Le composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è "anche" un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro».

Come definire la sua musica? «Un collage furbescamente messo insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven. Ma Zucchero ha una personalità molto più riconoscibile di quella di Allevi».

C’è più dolore che rabbia nelle sue parole.
«Mi fa molto male questo inquinamento della verità e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore. Tutto torna: è anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli ultimi provvedimenti del governo. Interlocutori deboli rendono possibile ogni scempio, hanno armi spuntate per fronteggiarlo».

Che opinione ha di Allevi come esecutore? «In altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio».

Lui si ritiene un erede e un profondo innovatore della tradizione classica. «Non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo, ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai più rilevanti di lui».

Però è un fenomeno mediatico e commerciale assai rilevante.
«Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico. Anche Andrea Bocelli ha un grande successo, ma non è mai presuntuoso quando parla di sé. Da musicista, conosce i propri limiti».

Allevi è giovane. Non vuole offrirgli qualche consiglio? «Rifletta tre volte prima di parlare. Sia umile e prudente. Ma forse non è neppure il vero responsabile di quello che dice».

C’è un aspetto quasi messianico in alcune sue affermazioni, in questa autoinvestitura riguardo al proprio ruolo per il futuro della musica. «Lui si ritiene un profeta della nuova musica, parla come davvero lo fosse. Nuova? Ma per piacere!».

Ma come interpretare questo suo oscuro annuncio: «La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l'Islam sta avendo sulla civiltà occidentale?» «Evidentemente pensa che vinceranno Allevi e l’Islam. Vi prego, nessuno beva queste sciocchezze».
LA STAMPA.it 24/12/2008 (8:35) - UTO UGHI
 
 
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categoria:musica, riflessioni
giovedì, 11 dicembre 2008
fabriziointervHo voluto a tutti costi intervistare il mio amico/collega Fabrizio Emigli per cercare di fare emergere alcune problematiche che attanagliano noi cantautori. Ho optato per Fabrizio perché so che può darci un contributo umano e artistico significativo, considerata la sua grande esperienza nel campo musicale. L’ho scelto, inoltre, perché è una persona che stimo artisticamente e umanamente. Ma questa mia considerazione non è nuova.
Spero l’intervista sia di vostro gradimento…
 
Ciao Fabrizio, oggi per la prima volta nella vita voglio travestirmi da intervistatore e provare a portare alla luce alcuni problemi che affliggono gli artisti e in particolare i cantautori. Prima di parlare del tuo ultimo cd "Stelle in eccedenza" vorrei porti alcune domande sulla canzone d'autore in Italia. Conosco alcuni colleghi che per farsi apprezzare hanno dovuto espatriare in Francia o in Svizzera. E' così asettica la nostra situazione culturale?
 
Cristallizzata, la definerei, e certamente non per colpa degli artisti. L’industria discografica e quella della musica in generale è pressoché morta. Mentre i live sono sempre più affollati (dati ufficiali della SIAE) i CD prodotti non vengono più distribuiti e soprattutto manca un vero progetto statale di supporto alla musica cosiddetta “leggera”. Si è fatto in passato per il cinema (articolo 28) ma nessun Governo ha mai stanziato fondi per incentivare il mercato della discografia.
I Paesi che hai citato sono molto più attenti a questa forma di arte e probabilmente alcuni artisti italiani hanno tentato di chieder soccorso fuori dai nostri confini.
Pochi, in realtà, ci sono riusciti; Pollina, Testa, Conte e poi i grandi nomi del pop internazionale (Pausini, Bocelli, Ferro) ma nessuno dei grandi cantautori italiani ha avuto fortuna lontano dall’Italia. Non ricordo classifiche straniere occupate dai vari De Andrè, Fossati, Battisti, De Gregori, Dalla. Un Paese che non si preoccupa di inventare uno spazio televisivo adeguato per la nostra musica d’autore (a parte le “differite” dei Premi Tenco e Musicultura in orari improbabili) è un Paese che non si preoccupa della fine di questa forma di cultura e di intrattenimento.
 
Parlando con questi artisti "stranieri", è emerso che il pubblico all'estero è più attento ai testi, tanto da tradurli nella loro lingua. In base alla tua esperienza (quasi trentennale), come si pone il nostro pubblico di fronte alle canzoni considerate "impegnate"?
 
Basta fare un giro su myspace e seguire i vari “forum” per scoprire che sono ancora tantissimi quelli che hanno bisogno di buoni testi e di musica colta, perché io ho sempre considerato tale la canzone d’autore. Non si spiegherebbe perché son tanti i giovanissimi che affollano i Palasport quando canta Guccini, quelli che seguono De Gregori e Vasco Rossi o quelli che riscoprono oggi Gaber o Lolli (intelligente l’operazione “cover” di Ho visto anche degli zingari felici; è incredibile come sia ancora moderna, attuale, fresca nella scrittura e addirittura “avanti” questa meravigliosa canzone dopo decenni dalla sua uscita. Bravo Carboni e bravo Senigallia).
Poi sul termine “impegnato” bisognerebbe rifletterci un po’ su, secondo me.
In passato si sono creati mostri, in positivo e in negativo, relativamente a questo termine improprio. Non so quanto sia poco “impegnato” un artista come Elvis Costello o, in Italia, uno come Fossati dei tempi di “Dedicato” o “Un’emozione da poco”. Noi che amiamo la canzone d’autore abbiamo fatto un po’ di confusione, secondo me.
 
Un cd particolare e armonioso come "Stelle in eccedenza" non ha trovato una casa discografica che lo producesse e lo distribuisse. Cosa ne pensi della situazione (tragica aggiungo io) delle case discografiche?
 
Che è tragica! Però forse bisognerebbe non considerarla più (mi viene in mente la battuta del nostro Presidente della Repubblica, proprio ieri, in risposta alla preoccupazione del capo del governo sui programmi di satira che lo bersagliano in TV.
Arguta e puntuale la risposta “Basta non guardarla, la TV”). Credo non dovremmo più considerarle le case discografiche e non parlarne più. La maggior parte degli artisti, in Italia e all’estero, si producono le proprie opere e se le vendono durante i concerti o nella rete. Anche il sottoscritto lo fa ed è una condizione nuova e per alcuni versi stimolante e dal buon sapore artigianale. Dal produttore al consumatore, insomma.
 
radioE ancora…parliamo un attimino delle radio. So che alcune, per scelta, non trasmettono nulla che non abbia dietro delle grosse Major. Altre purtroppo non conoscono gli artisti (il problema è riconducibile alla domanda sopra formulata) e di conseguenza non avendo del materiale a disposizione, trasmettono solo musica “commerciale”. Come si può secondo te spezzare questo circolo vizioso?
 
Qui la situazione è ancora più tragica. I grandi network non passano musica “diversa”; basta farsi un giro tra i canali per rendersi conto delle 6 – 7 canzoni che girano martellanti e in “loop” sulla maggior parte dei canali. Si sussurra da decenni, senza che nessuno abbia mai portato prove certe della notizia, che le etichette e le distribuzioni più potenti comprino gli spazi radiofonici come fossero veri e propri spazi pubblicitari. Ma questa è “solo” una diceria (che nessuno però ha mai smentito). Di contro esistono centinaia di radio web che ospitano le proposte considerate poco radiofoniche e riservano una particolare attenzione agli artisti che altrimenti non riuscirebbero a ritagliarsi uno spazio. Questa è una speranza per il futuro e per la musica giovane.
 
Molti di noi folkstudioconoscono solo di nome il “Folkstudio”. Tu non solo hai avuto modo di condividere il palco con artisti del calibro di Francesco De Gregori, Rino Gaetano, Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli e tanti altri, ma sei stato per due anni persino il direttore del “Folkstudio Giovani”. Cosa ti ha lasciato dentro quest’esperienza?
 
Sono stato fortunato, lo ammetto. Il Folkstudio era a Trastevere, a due passi da casa mia, e la domenica pomeriggio a piedi raggiungevo la vecchia e accogliente cantina dove passavano in ordine sparso i “Giovani del Folkstudio” che magari si esibivano per la prima ed ultima volta su quel palchetto e, fra gli ospiti, si poteva ascoltare Venditti, De Gregori o il compianto Lo Cascio mischiati agli esordienti. Era uno spazio VERAMENTE libero. In nessun altro posto frequentato poi ho potuto più respirare la stessa atmosfera schietta e professionale. Giancarlo Cesaroni, il patron, fu uomo coraggioso, risoluto e burbero ma incredibilmente tenero e affettuoso. Diverso da tanti operatori del settore che pensano solo a vendere birre con musica dal vivo in sottofondo e che trattano gli artisti come fossero carta moschicida per un pubblico “più numeroso possibile, pagante e consumatore di sangria e noccioline”.
L’esperienza del Folkstudio mi ha lasciato dentro questo senso del rigore e dell’impegno che si deve esercitare sul palco, anche davanti a 2 persone paganti di cui una tua parente e l’altra parente della cassiera e che magari odia i cantautori. Al Folkstudio accadeva tutto questo. Mi manca e mi manca Giancarlo. Mi manca il suo rigore al limite dell’insopportabile, mi manca il suo pessimismo rispetto al Paese che stava cambiando e che stava inesorabilmente uccidendo la cultura e la buona musica. Mi faceva incazzare ma, devo ammetterlo, ci aveva visto.
 
Nella tua biografia si apprende che hai partecipato a diversi concorsi canori e con ottimi risultati. Hai ricevuto segnali importanti dopo queste partecipazioni?
 
Altalenanti. Alcuni li ho vinti in altri mi sono piazzato bene. Da altri mi hanno cacciato a pedate o per nulla considerato. Però sono serviti, tutti. Intanto a capire che la vittoria e il piazzamento sono relativi e poi che è utile parteciparvi per incontrare altre realtà simili o lontane dalla nostra proposta. Purtroppo però i concorsi canori sono oggi troppi o peggio sono l’unica opportunità e questo è un male secondo me. Tra i segnali del “dopo” che mi vengono in mente ci fu una mail di un architetto toscano che seguì la mia partecipazione a “Musicultura” e che mi ringraziò per il brano che avevo presentato, incluso tra i 16 della compilation ufficiale. Mi scrisse una bellissima lettera molto affettuosa e piena di complimenti sinceri.
 
Cosa ti senti di consigliare ad un giovane artista che ha deciso di intraprendere la nostra strada?
 
Di non cercare attraverso la musica e le canzoni nessuna forma di successo, di popolarità e di notorietà. Nemmeno di cercare di farne la principale fonte di guadagno, perché è privilegio di pochissimi eletti o fortunati. Ma, al di là di questo, di non fermarsi mai di fronte alle miriadi di difficoltà che si presenteranno davanti. Di scrutarsi continuamente dentro e di capire quanto sia fondamentale e vitale comunicare, comunicarsi attraverso questa meravigliosa forma espressiva. Di suonare e cantare sempre, dovunque, ad ogni costo. Di fregarsene del locale che non ci vuole, del pubblico che fischia o che parla d’altro e ad alta voce, distratto, ma cercare invece, nonostante questo, di provare a rubare un secondo di attenzione e in quel secondo rovesciare negli occhi e nelle orecchie (e nel cuore) di chi ascolta un’energia ed una valanga di bellezza per cui valga la pena farlo. Mi viene in mente la scena bellissima inserita in quel capolavoro che è “American Beauty” dove un filmato amatoriale di una busta di plastica svolazzante diventa, per una manciata di secondi, la sintesi magnifica, magica e perfetta di tutta la bellezza e la forza possibile che si possa raccontare. E’ privilegio e compito degli artisti continuare a raccontare storie; non lo fanno più i genitori e i nonni, non lo fa la televisione e su facebook e mondi simili si fa solo attraverso la tastiera e lo schermo, asetticamente (qui il termine risulterebbe appropriato).
 
fabriziointerv2Torniamo a “Stelle in eccedenza”, ascoltandolo svariate volte ho constatato una sorta di malinconia celata (ma non troppo), a volte struggente, in particolare nei brani “Con tre gocce d’aceto” e “Stelle in eccedenza”. Ce ne vuoi parlare?
 
Mi piace il termine “malinconico” e ancora di più “struggente”. Difficilmente riesco a scrivere quando le cose della vita scorrono senza sussulti, senza dolori e dolore, senza inciampi. Ricordare e ripensare alle cose della vita senza provare malinconia, credo sia impossibile. Parlare d’amori e d’amore, raccontarne senza “struggersi” è per me un esercizio improbabile. Il termine “impegno” di cui hai parlato prima, io lo identifico in questo, nel coinvolgimento emotivo per le cose che scrivo, nel tentativo rispettoso per me e per chi ascolterà, di essere più vero e sincero possibile, costi quel che costi.
Però la canzone “Stelle in eccedenza” è tuttaltro che malinconica. E’ il tentativo di raccontare la fuga da una costellazione lucente e forse un po’ troppo appagante, mettersi alla prova in un percorso alternativo verso cieli meno brillanti per poi, magari, accorgersi che le stelle ingombranti, eccedenti da cui troppo spesso si fugge, ricontandole al ritorno, risulteranno poi solo un pugno di lucciole rachitiche e opache.
 
Fabrizio, chi è “Elio”?
 
Elio è oggi un uomo di quasi sessant’anni, con un grave handicap psichico. Uno dei tanti teneri personaggi che ho conosciuto nel mio rione romano, Testaccio. Ogni giorno, puntuale, veniva accompagnato da un parente o da un assistente premuroso nel parco sotto casa mia e, all’arrivo del camion della spazzatura, Elio aveva un sussulto ed ogni volta un brillìo negli occhi. Tutte quelle spie lampeggianti, quegli strani uomini con guanti e cappucci, quei rumori di ingranaggi e sbuffi di fumo erano per lui come e più di un’astronave o di un aereo misterioso che ogni giorno, alla stessa ora, si presentava davanti al suo sguardo.
L’ho catapultato in una boscaglia reinventata di non so quale paese del mondo, in uno scenario di guerra e di aerei (e di sbuffi, di scintille e di lampi). Gli ho fatto trovare una carcassa di macchina morente, quasi un animale mostruoso, a lui sconosciuto. L’unica parola che Elio conosce e sa leggere è il suo nome. E inconsapevolmente viene attirato (e la cosa gli risulterà fatale) da una targhetta metallica con impresso il suo nome. Confonde l’animale/carcassa morente con un suo simile, con un cucciolo che porta il suo stesso nome. Gli si avvicina, cerca di capire il perché di tutti quei rumori, di quegli sbuffi, di quelle strane luci. Si avvicina alla carcassa, sempre di più, verso una inevitabile e liberatoria conclusione.
 
In “Quanto mi dai” ci vedo una descrizione di un amore moderno. Parli di sms che non arrivano (non c’è segnale) di una calligrafia tutta da scoprire forse anche di un amore che non si chiude nel giusto modo. Le parole scorrono lente e trepidanti nel display.
 
E parla di incomunicabilità, nonostante gli strumenti oggi messi a disposizione, e di comunicazione prezzolata. Se addirittura oggi ci si ricarica alla risposta, non c’è più speranza!
Quindi, provocatoriamente, ho chiesto di aiutarmi a dare un prezzo alle mie chiamate, alle mie attenzioni. Anche perché, nonostante le corse affannate e presuntuose, “…non sfileremo in nessun lieto fine”…
 
In “Pregate per noi” hai trattato il tema dell’emarginazione. barboneC’è un Dio per tutti anche per chi non ha un posto nemmeno per pisciare. Come è venuto fuori questo capolavoro?
 
Grazie per il termine “capolavoro”. Forse un po’ azzardata come definizione (ma la accetto e mi ci “gongolo”). Mi mancava una preghiera che contenesse in ordine sparso un santo protettore delle puttane, dei sodomiti e dei bestemmiatori incalliti e quindi me lo sono inventato. Un santo protettore dei cessi e delle saune promiscue e fumose. Ma che ci proteggesse davvero, senza deviazioni consolatorie o poetiche, senza forzature e assestamenti di comodo, come troppo spesso leggiamo nei vari libri sacri di tutte lereligioni. O forse è stato solo un mio goffo tentativo di auto assoluzione (spero ci sia anche un santo protettore per chi si auto assolve, a questo punto…sennò mi toccherà inventarlo nel “sequel”).
 
Ho avuto modo di ascoltare anche il tuo cd precedente “Dentro un nuovo disordine”.  Mi sono sempre chiesto come mai un cantautore del tuo spessore, che scrive testi raffinatissimi non tratti più spesso temi sociali. E’ una tua scelta?
 
Non è una scelta, non c’è nulla di studiato nelle cose che scrivo, non ci riuscirei mai. Non sono poi così bravo a pianificare. Se mi venissero temi più esplicitamente sociali, ne tratterei senza pudori. Probabilmente mi riescono meglio altre tematiche.
Attenti però a non confondere il “tema sociale” con un didascalico esercizio di stile. Considero da sempre “La donna cannone” una splendida e riuscitissima canzone a sfondo sociale “…in faccia ai maligni e ai superbi il suo nome scintillerà” è una frase di una potenza incredibile. Ed è da molti considerata “solo” una canzone d’amore.
Oppure l’esperimento “Baglioniano” de L’Ultimo Omino: “battile, combattile le lotte attese nei grilletti, nelle pallottole dei verdetti, nelle razzie delle speranze fatte a fette dentro i lucchetti delle manette…battiti battiti”. Le trovo due perfette e riuscite canzoni a tema sociale.
 
Fabrizio, grazie per questa splendida chiacchierata. Spero possa servire a far capire che esistono tantissimi bravi chansonnier che purtroppo, non per loro demerito, non hanno modo di farsi ascoltare. Ci sentiamo presto!
A proposito…quanto mi dai se ti chiamo?
 
…mi ricarica la risposta e ciò mi basta.
Grazie a te.
 
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categoria:musica, riflessioni, amicizia
mercoledì, 19 novembre 2008
pippobolognaPremetto subito che non sarò imparziale. Conosco Pippo Pollina da diverso tempo e di lui posso dire soltanto bene. Oggi, in questa nostra mediocre Italia, non c’è spazio per l’arte e diventa sempre più difficile esprimere il proprio pensiero.
La meritocrazia non esiste più e mandano avanti (i poteri forti) solo gli artisti ammanicati o che fanni i "personaggi". Viviamo nell’epoca dei reality, delle finte risse televisive, di stupide trasmissioni con concorsi a premi, e di false scuole dove trionfano solo l’aspetto fisico e la superficialità. Potete capire ora perché un personaggio come Maria De Filippi non mi risulta per niente simpatico. Di fronte a questa violenza culturale i giovani di oggi sembrano spaesati, vivono con i dubbi e le fragilità quotidiani senza aspettarsi nulla dal domani. Altri invece sono convinti che questa sia la giusta via e cercano in tutti i modi un’apparizione televisiva per mostrarsi e farsi apprezzare. Non importa se si diventa famosi con le stronzate, l’importante è uscire per strada ed essere riconosciuti o andare nelle discoteche a mostrare un po’ di tette e culo. Per la musica il discorso non è tanto diverso. Vengono premiate le canzonette e anche lì l’aspetto fisico è predominante (devi essere bello e alla moda). Insomma la testa non conta, vai in palestra fatti il fisico e il resto viene da sé. Che schifo…mi viene da vomitare!
Vi incollo lo sfogo di Pippo (parla dell’opera su Ustica) e spero che qualcuno leggendolo possa capire come vanno purtroppo le cose in Italia.
“Pippo freghiamocene di tutto e tutti, continuiamo a scrivere anche di fronte a certe critiche idiote. Forse un giorno finalmente qualcosa cambierà…”.
 
 
Cari amici nuovomondisti,
per la prima volta mi permetto di ” sbottonarmi ” sull’argomento , non tanto perchè ho vissuto ovviamente in prima persona tutte le vicende che concernono la messa in scena de l’Ultimo volo, ma perchè questa storia dà l’idea di come sia fatto il popolo italiano oggi.Di come funzionino certi meccanismi e certi ragionamenti.Cosa muove la maggior parte di noi, a prescindere dalle idee che manifestiamo di avere o che veramente sentiamo. Tutto comincio’ alla fine del 2005 quando fui invitato a ritirare un premio MEI di Faenza. Il MEI nulla altro è che Il Meeting delle Etichette Indipendenti. Si trattava di un riconoscimento al mio impegno sociale ( e politico ) nella canzone.Tutto mi porta a ritenere che questo contentino mi sia stato attribuito non tanto perchè qualcuno di quella organizzazione mi avesse seguito con attenzione e avesse ritenuto meritorio il mio operato etc…ma solo perchè la mia etichetta , la Storiedinote, da anni presente alla fiera e quindi titolare di un nutrito stand ( e quindi soldi investiti etc..) avesse diritto ad una sorta di risarcimento. La storiedinote ritenne quindi di dovere indicare tale azione nel riconoscimento che poi mi avrebbero attribuito. A caval donato non si guarda in bocca, pensai, tanto piu’ che la sera della premiazione era presente Ruggero Sintoni. Ruggero è il direttore di un importante consorzio teatrale dell’Emilia Romagna che porta il nome di Accademia Perduta. Gestisce 7 teatri dell’opera in quell’area geografica e avevo avuto modo di suonare nel piu’ bello di quegli spazi, cioè il Teatro Masini di Faenza. Ruggero , quindi, mi seguiva da tempo e apprezzava la mia musica. Dopo la ” premiazione ” fui invitato dallo stesso a cena. In quell’occasione scoprii il suo impegno piu’ che decennale sulla questione ” Ustica “. Scoprii il suo rapporto con i parenti delle vittime e tutto quanto egli stesso aveva fatto per raccogliere fondi e attenzioni per sostenere iniziative volte a scoprire ” la verità ” : Decine di concerti e iniziative dove vi era stato l’apporto di Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori e tanti altri blasonati nomi del mondo della canzone italiana. Quella sera Ruggero mi racconto’ dell’imminente apertura del Museo della Memoria a Bologna e della necessità/volontà di loro come Associazione teatrale e dell’Associazione dei parenti delle vittime di produrre un’opera artistica che potesse fare circuitare ancora la questione di USTICA e rilanciasse il significato della MEMORIA in una società come le nostra che tende a dimenticare tutto in cinque minuti. Fui onorato di questa richiesta e Ruggero mi sembrava ed era sincero negli attestati di stima nei miei confronti. D’altronde lui si giocava la faccia. Dal mio canto gli chiesi 2 cose. La prima di attendere un paio di mesi di riflessione perchè ritenevo di dovere acquisire coscienza del lavoro che mi avrebbe eventualmente aspettato. La seconda cosa che gli chiesi era : Perchè ? Perchè proprio io ? Ruggero mi rispose che i dinosauri della canzone d’autore avrebbero volentieri preso in considerazione la crittura dell’opera, Anzi sia Lucio Dalla che Riccardo Cocciante si erano già dichiarati disponibili. Egli riteneva pero’ questi autori demotivati e assolutamente non piu’ in grado di scrivere un’opera in cui l’indignazione potesse parlare la lingua dell’arte. La verità , a mio modo di vedere, poteva anche essere questa ma non era l’unica. Sentivo la stima di Ruggero, ma a lui era chiarissimo che ingaggiare un big della canzone significava automaticamente prendersi delle responsabilità non da poco. Dare ovvero delle garanzie economiche e organizzative che lui non era in grado di fornire in quel momento. Di fatto a me tocco’ lavorare , andare giu’ e su’ per l’Italia, affrontare spese per aerei e treni, anticipare camere d’albergo, ingaggiare musicisti e attori, parlare con Sgalambro e Battiato, leggere migliaia di incartamenti del processo, azzardare canzoni e partiture, scrivere i dialoghi e i monologhi, interpellare la benevolenza del nostro Sebastiano per una rilettura e correzione etc…etc… senza avere uno straccio di sicurezza che questo lavoro sarebbe andato in porto. Lo spettacolo ebbe luogo il 27 giugno del 2007. All’inizio di maggio dello stesso anno il comune di Bologna non aveva ancora deliberato il finanziamento ( abbastanza contenuto, credete ) per l’anno e mezzo di lavoro del sottoscritto e per tutti gli annessi e connesi ( musicisti, attori etc…). I motivi ? Eccoli qua’ : Ma chi è questo Pippo Pollina ? Chi lo conosce ? E perchè mai dovremmo finanziare una cosa che poi vedranno quattro gatti e di cui nessuno scriverà, parlerà, noterà etc.. etc…???? La povera Daria Bonfietti, che credeva ciecamente nel buon Ruggero e si era fidata dello stesso, doveva pero’ sorbirsi ad ogni riunione della giunta bolognese la stessa ramanzina. E di fronte alle mie domande "Ma quest’opera si farà o no ? Quando avro’ uno straccio di parola scritta ?" nicchiava e cercava di prendere tempo in un modo che non gli riusciva affatto…era troppo abituata al ruolo di chi s’è beccata milioni di menzogne per rifilarne altre al prossimo. Io capivo e facevo il finto tonto… ma mi vergognavo per questa situazione in fondo cosi’ tipica. Daria Bonfietti ne fece una questione d’onore e a costo di impegnarsi di persona mi promise che i finanziamenti ci sarebbero stati. Ipse dixit. Ed era l’inizio di giugno del 2007 !!!!!!!! Al comune di Bologna mi si guardava in cagnesco e passavo per uno raccomandato ( ma ve l’immaginate voi, io raccomandato , e da chi ? e per che cosa ? ). D’altronde avevo appena scoperto di essere stato ritenuto tale da parte del comitato organizzatore del Festival della musica di Mantova dove quasi nessuno mi voleva ( non si sa perchè ), ma Nando Dalla Chiesa in persona mi aveva imposto minacciando dimissioni visto che, parole sue, ad ogni riunione in cui egli non presenziava il mio nome spariva. Bene, la prima settimana di giugno cominciamo a far circolare alla stampa che si farà l’opera, che ci sarà Sgalambro , che interverrà Battiato etc… La stampa e la televisione ci snobbano : Di nuovo Ustica ? Ancora Ustica ? Ma come , il processo non è stato concluso ? Ma bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa… Abbiamo le corna dure e si va avanti. Ingaggiamo un ufficio stampa e si rilancia. Riusciamo ad ottenere un minimo di spazio nei giornali quotidiani nazionali. Nessuno nei settimanali e due servizi ad opera conclusa nei TG3 regionali di Sicilia ed Emilia Romagna. Il risultato dell’opera pero’ è lusinghiero. L’orchestra e il direttore soddisfatti. I produttori sono molto felici. Il professore Sgalambro si congratula di cuore e Franco ( Battiato ) profetizza ( ehm ) arriverete all ‘ Arena di Verona. Nel senso della piazza antistante, cosi’ per prenderci un caffè al bar… Durante l’estate mi è già chiaro come il sole : Le agenzie che dovevano fare circuitare l’opera non sono in grado di fare il loro lavoro ma sostengono di fare il possibile, solo che nessuno, ma proprio nessuno manifesta interesse. Ultimo volo era e ultimo volo rimarrà. Mi chiedo : Ma fa cosi’ schifo ? Interpello Franco Battiato che in quel di Catania mi guarda fisso negli occhi e mi dice : Ma scusa, allora secondo te che ci stai a fare in Svizzera ? Ti piace essere libero ? Si, ti piace, e allora beccati questa. Ce l’hai un produttore ammanicato ? Un figlio di buona madre che faccia affari con qualcuno che ha le mani in pasta ? Anche uno di sinistra va benissimo…uno che vada a cena con D’Alema, con Prodi…qualcuno che possa imporre il tuo nome nei cartelloni dei teatri delle giunte governate dalla sinistra…ce l’hai o no ? No che non ce l’ho e anche se l’avessi….abbozzo. La cosa che hai fatto non fa schifo, mi disse impietosito, e oltretutto ti mancano persino i riccioli di Allevi e gli occhiali alla moda di Cristicchi. Franco aveva capito tutto. Poco dopo il nostro prode Francesco Zinno tanto fece e tanto disse che riusci’ a convincere un politico della provincia di Roma a fare l’Opera senza orchestra al Vascello della capitale. Rambaldo, il mio manager, prese il rischio visto che il finaziamento non riusciva a coprire tutte le spese, ma non sopportava l’onta di lasciare “ ultimo volo “ al palo. Il concerto si fece a dicembre del 2007. Quei soldi Rambaldo non li ha ancora visti e probabilmente dovrà aspettare chissà quanto prima di vederli. Nello scorso marzo una produttrice locale riusci’ nell’incredibile impresa di portare l’opera con tanto di orchestra a Zurigo per due rappresentazioni. Inutile dire che abbiamo fatto il tutto esaurito entrambe le sere e che la critica è stata entusiasta. Il Corriere della sera titolava in nazionale : Ultimo volo in esilio. I parenti delle vittime di Castelvetrano hanno raccolto dei fondi e autotassandosi hanno organizzato una data nel loro paese, a Palermo i parenti hanno fatto altrettanto e sobbarcandosi di umiliazioni e destra e a manca orgogliosamente non hanno voluto essere da meno. La vicepresidente dell’associazione denuncia all’ANSA : A Palermo non riusciamo a trovare un soldo per l’opera. Il sovraintendente del Massimo Bellini di Catania lascia una dichiarazione che recita : A Palermo non lo vogliono ? Lo prendiamo noi a Catania. Dove ? Al Massimo Bellini ! Ma è uno dei teatri piu’ belli d’Italia !!! Certo ! Ci precipitiamo e scriviamo subito alla segreteria. Sono passati due settimane e si sono dileguati come l’acqua nel deserto del Gobi. Ma dove sono le istituzioni ? Dove sono gli enti teatrali ? Dove è rimasta l’intelligenza di sinistra ? Il primato della cultura ? Dove, dove ??? Ma il punto non è questo cari amici. Se potessi tornare indietro rifiuterei l’offerta e lascerei che a scrivere un’opera su Ustica potesse essere Carmen Consoli, Ivano Fossati o altri bravi ma soprattutto conosciuti e stimati autori della nostra moderna canzone d’autore. Perchè il fine ultimo di un lavoro del genere deve essere la sua circuitazione, poichè il valore della memoria che esso rappresenta, deve prescindere dall’interesse personale di chi è stato l’artefice dello scritto. Perchè, ne sono supercerto se fosse stato uno di quei nomi a scrivere Ultimo volo, i giornalisti italiani delle testate che contano avrebbero fatto a gara a contendersi le interviste per le pagine della cultura o dello spettacolo. la Rai lo avrebbe mandato almeno in differita. Le sovrintendenze avrebbero fatto la fila per ospitare l’opera nella loro città e i politici avrebbero speso parole di elogio per l’impegno e la sensibilità degli artisti etc..etc.. Qualcuno un giorno scrisse su un portale internet : “ Questo Pollina se ne sta da vent’anni in svizzera e dal suo eremo dorato ogni tanto ci lascia pervenire qualche canzone un po' retorica e demodèe “. Bene. Anche se per mia fortuna ci sono in giro anche ben altri commenti, ne prendo atto e non me ne faccio nè un vanto nè un cruccio. Ma questa storia è e rimane esemplare nella sua semplicità. Voi, amici miei, siate i benvenuti il 2 e il 3 luglio a Palermo o a Castelvetrano per le due rappresentazioni siciliane di Ultimo volo. Vi abbraccio tutti.Uno ad uno.
Pippo Pollina
 
postato da: andreapapetti alle ore 21:15 | Permalink | commenti (6)
categoria:musica, riflessioni, amicizia
lunedì, 13 ottobre 2008

manualedamore2C'è la neve nei miei ricordi
c'è sempre la neve
e mi diventa bianco il cervello
se non la smetto di ricordare...
Tanto qui sotto nulla è peccato!

postato da: andreapapetti alle ore 15:40 | Permalink | commenti (3)
categoria:poesia, amore, cinema
martedì, 30 settembre 2008
scuolaSabato scorso, di sera, un mio caro amico d’infanzia Giacomo Bracaletti se ne è andato. giacomoLa morte ha assunto le sembianze di una moto e si è posata su di lui senza lasciare al fato nessun tentativo di reazione. Ho trascorso con Giacomo tre anni di scuole medie e abbiamo anche preso la patente assieme. Era un ragazzo semplice e nel contempo molto vivace, irrequieto ma mai cattivo; senza dubbio una brava persona. Non potrò mai dimenticare la sua voglia di vivere, divertirsi e fregarsene spesso e volentieri (giustamente) del complesso caos del mondo. Buon viaggio compagno di scuola, con te se ne va un pezzo speciale della mia infanzia!
postato da: andreapapetti alle ore 18:49 | Permalink | commenti (5)
categoria:riflessioni, scuola, amicizia
lunedì, 15 settembre 2008
webQuando il web va oltre il web
E’ capitato per caso: avevo solo postato in un blog e Andrea non sapevo nemmeno chi fosse.
 
Avevo appena ascoltato una canzone su Baldoni... e scopro che, in questa Italia sempre più qualunquista, qualcun altro ricorda ancora il suo nome....
Così, educatamente e in punta di piedi (come si conviene quando ti introduci in un ambiente che non conosci) mi permetto di rilevare che Papetti non è il primo né l’unico artista a mantenere vivo il ricordo di Enzo. Immediata la risposta di Andrea. Educata ed in punta di piedi: “è vero, il mio cd viene pubblicato ora, ma la canzone su Enzo è nata il giorno che ho appreso della sua uccisione, dopo una notte insonne”.

Credo che il miglior modo per decrivere Andrea Papetti
sia farlo attraverso le sue canzoni: e chi meglio della Brigata Lolli
è deputata a farlo? “Nelle sue canzoni” - dicono i tipi della Brigata - mescola minimalismi ed esperienze, speranze e sogni. Andrea osserva il mondo, ci si scontra e lo canta, in bilico tra illusioni e delusioni, con un'aria che ricorda vagamente il primo De Gregori, quello ventenne di Da Qui a Saigon. Insomma, un talento emergente che ama la letteratura; scrive poesie e le traduce in musica.
E riempie i nostri cuori delle sue emozioni: di rabbia e di dolore...
Si, perché Andrea ci parla di “un eroe che ha distrutto l’omertà con la sua voce e la sua mano”; Peppino Impastato. E non è un caso se chiude sempre i suoi concerti con “L'uomo della verità
”, la canzone per Peppino. Andrea canta dell’uomo e della solitudine che lo circonda: lo fa in Inferno Baghdad
con una forza tale che ci è difficile dimenticare. Enzo, uomo di pace, abbandonato da uno Stato lontano e disinteressato e da un Dio che lo ha dimenticato...

Andrea continua a lottare. “Mi batterò con tutte le mie forze per far conoscere a più persone la storia di Enzo. Oltre a questo posso fare ben poco.”
Sono queste le sue parole: caro Andrea, tutto questo lo chiami “poco”?

Bloggando per caso: così ho conosciuto Andrea.
Grazie, sig. Web!
 
postato da: andreapapetti alle ore 13:24 | Permalink | commenti (12)
categoria:musica, riflessioni, giornalismo, antimafia
giovedì, 11 settembre 2008
Carolina Laperchia2Qualche giorno fa sono stato contattato da una bravissima giornalista Carolina Laperchia per un’intervista su una webradio. Ho accettato senza esitare un attimo perché mi aveva preannunciato che avremmo parlato di Enzo Baldoni. Ho scritto questa canzone più di 4 anni fa e nessuno mi aveva mai proposto di scambiare quattro chiacchiere su questo grande uomo. Dentro di me ho pensato:” Cazzo, qualcosa sta cambiando, finalmente qualcuno si ricorda di lui!”. Per fortuna in questi giorni, anche se onestamente è stato fatto pochissimo, qualcuno lo ha ricordato.
Per questo motivo bisogna essere grati a giornalisti come Francesco Pira o la stessa Carolina che non vogliono assolutamente dimenticare il sacrificio del loro collega (nel caso di Francesco non stiamo parlando solo di un semplice collega, ma di un amico fraterno) e se ne fregano se il loro scrivere possa comportare critiche o addirittura delle denunce. Non bisogna avere mai paura della verità. Spero che altri seguino il loro esempio. Credo però che difficilmente i “maestri” del nostro malato giornalismo, abbiano voglia di ricalcare una pista così scomoda, ormai abbandonata da tutti. E continuiamo così…cosa ce ne frega se con il silenzio l’abbiamo fatto morire due volte?!
Ieri ho inviato una mail a Carolina per avere delle informazioni in più sulle sue attività da inserire appunto nel mio blog. Ragazzi, vi incollo la risposta; oltre ad essere ben confezionata è di una simpatia disarmante.:)
 
Carolina LaperchiaAllora.....posso dirti che sono giornalista, lavoro sia per la radio che per la carta stampata e come "addetto stampa"; da un anno sono direttore responsabile di un periodico a diffusione regionale e mi occupo di organizzazione e gestione di eventi legati al giornalismo e alla comunicazione. Tra le altre cose lavoro all'Università degli Studi di Udine all'interno della web radio d'Ateneo.
 
Faccio sport; sono un'appassionata di cinema e di teatro; adoro scrivere, stare a contatto con la gente e lavorare in ambito radiofonico.
 
Appartengo al segno zodiacale dei Gemelli ed essendo governata da Mercurio sono una curiosona iper attiva, entusiasta della vita e del proprio lavoro. (Sembro proprio Paolo Fox quando legge l'oroscopo......).
 
Vivo in Friuli ma sono un incrocio di realtà geografiche completamente diverse se è vero che nella mia personalità è riassunto l'intero Stivale, nel bene e nel male, dal collo al tacco grazie alla nonna un pò tedesca e un pò trentina, alla mamma senese e al papà della Basilicata.
 
Ho una sorella cosmopolita che vive a Londra da 8 anni, un cane che ha la barba, i baffi e gli occhi delle brasiliane ed una gattina che nonostante i 12 anni appena compiuti è convinta di essere una bambina ancora in fase di crescita....
 
Mi sembra giusto sottolineare che ho anche una super zia di 98 anni che non esce mai di casa senza essersi prima truccata un pò, che vorrebbe tanto andare in palestra per fare qualche corso di aerobica o di ginnastica a corso libero e che nonostante l'età si alimenta come uno sportivo in procinto di affrontare la sua competizione più importante. Togliete tutto a mia zia ma non l'ovomaltina addizionato con cacao e zucchero a palate........
 
Mi fermo qui perchè sono affetta da "graforrea"...quando inizio a scrivere non la smetto più…
 
I video sottostanti contengono l’intervista che mi ha realizzato questa brava fanciulla.
Purtroppo il mio amico Basler (ehehehe che ringrazio) mi ha comunicato che i video su youtube non possono durare più di 10 minuti, quindi ha dovuto tagliare l’intervista in due parti. Le domande che mi sono state poste non erano preparate quindi non sono stato proprio precisissimo, spero a vantaggio però di un’assoluta spontaneità.
 
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sabato, 30 agosto 2008

Enzo_OcchialiL' articolo di Francesco Pira su Enzo Baldoni è stato un successone. L'hanno riportato diversi quotidiani e testate giornalistiche; ma la cosa più incredibile è che Francesco ha persino realizzato un servizio su Enzo per il Tg10 (telegiornale locale siciliano). Ovviamente è stato molto emozionante ascoltare il mio brano su un telegiornale, anche se locale. Un grazie di cuore a Francesco per la stima dimostratami e a Emanuele Cruciani per aver tagliato il video ed inserito su youtube.

 

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categoria:musica, giornalismo
domenica, 24 agosto 2008
Enzo BaldoniQuattro anni fa e più precisamente il 26 agosto, dopo giorni di speranza, arrivò la funesta notizia dell’uccisione in Iraq di Enzo Baldoni. Mi ricordo che stetti malissimo e non chiusi occhio; non riuscivo ad accettare che un grande uomo quale Enzo, fosse stato così barbaramente ucciso. Un giornalista che si era recato in Iraq per aiutare i più bisognosi, gli ultimi, quella gente che non aveva scelto la guerra e che Enzo stesso ammirava e aveva deciso di aiutare non solo a parole ma fisicamente. Era ed è per me inconcepibile morire in questo modo: la sua unica colpa era stata quella di trovarsi lì. Il 27 agosto quindi armato di tristezza, imbracciai la chitarra e decisi che era il momento di descrivere tutta la mia amarezza…venne fuori così Inferno Baghdad (A Enzo Baldoni). E’ una canzone che farà parte del mio cd, fortunatamente ormai siamo agli sgoccioli! Qualche giorno fa però , registrando gli ultimi strumenti, mi sono accorto che per recitare prima del mio pezzo uno scritto molto bello di Enzo, ci volevano dei permessi da parte di Giusi Bonsignore (moglie del Nostro). Non sapevo come fare per contattarla; la soluzione me l’ha servita su un piatto d’argento Titta, una mia amica, che conoscendo bene la storia del nostro eroe, mi ha consigliato di rivolgermi a Francesco Pira, amico di Enzo e grandissimo giornalista nonché docente universitario. Ho inviato subito una mail a Francesco il quale, non solo mi ha aiutato a contattare Giusi, ma mi ha citato nel suo articolo scritto per l’anniversario della morte di Enzo.
Colgo qui l’occasione per ringraziarlo di cuore. Spero ci siano sempre persone che lo ricordino come ha fatto e continua a fare Francesco!
Vi incollo qui l’articolo, sperando come sempre sia di vostro gradimento e di seguito il testo del brano.
francescopiraNessuna speranza di riportare in Italia
il suo cadavere. Una canzone ed una poesia
Enzo Baldoni, perchè
ricordarlo 4 anni dopo
Il giornalista ucciso in Iraq citato perché la sua morte
avvenne durante le Olimpiadi di Atene...poi silenzio
 
di Francesco Pira
 
 
Quattro anni fa la notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno: “il giornalista Enzo Baldoni rapito in Iraq”. La moglie Giusi era a Licata (in provincia di Agrigento) nella sua casa al centro, in corso Roma, dove era cresciuta con la madre Giulia ed il papà Franco. Insieme ai due figli attese per ore una buona notizia mai arrivata. Poi il video dell'uccisione su internet. I suoi resti che non sono mai arrivati in Italia. Da quattro anni i governi che si sono succeduti di centrodestra e di centrosinistra assicurano che faranno il possibile. Ma Giusi Bonsignore vedova Baldoni, con i suoi figli , Guido e Gabriella ed adesso con il piccolo nipotino Lorenzo attendono di poter andare un giorno in un cimitero per avere una tomba su cui pregare.
Enzo Baldoni, il collaboratore del Diario, titolare di un'agenzia pubblicitaria, autore di tanti articoli rimasti incisi nel nostro cuore sembra essere sparito dalla cronaca. Qualche accenno ogni tanto sollecitato. Qualche premio, qualche trasmissione televisiva che potrebbe parlare di lui ma poi non lo fa. Enzo Baldoni lo conoscevo fin da quando ero bambino perchè abitavo esattamente al piano superiore a Licata rispetto alla casa dei suoi suoceri. Lui veniva in Sicilia in estate perchè adorava il mare di quella parte del Sud del Sud della Sicilia. Ascoltarlo era incredibilmente entusiasmante. La sua voglia di vivere e di raccontare al mondo quello che vedeva era straordinario. Ma un gruppo di esagitati iracheni non gli hanno permesso di conoscere il suo nipotino Lorenzo. Con la moglie Giusi in questi anni ho mantenuto i contatti perchè ho sempre creduto che questa storia non poteva finire così. E invece il silenzio è calato. Le luci si sono spente.
4 anni dopo il suo rapimento c'è invece chi ha ancora voglia di scrivere di questa vicenda assurda. C'è chi vuole capire. Almeno se le spoglie di Enzo sono conservate da qualche parte o se invece sono sparite per sempre. Abbiamo fatto di tutto: scritto all'ex Ministro Massimo D'Alema ed al Presidente della Repubblica. Abbiamo promosso una raccolta di firme con il quotidiano Affari Italiani (grazie alla sensibilità del suo Direttore Angelo Perrino). Ma nulla è accaduto. Adesso il filo di speranza che rimane si sta per spezzare.
Qualche giorno fa un giovane cantante marchigiano, Andrea Papetti (non è il figlio né il nipote del famoso Fausto Papetti) mi ha inviato il testo di una canzone. C'è quel filo di speranza nel testo: “Caro Enzo non so cosa tu abbia pensato/Caro Enzo no non ti hanno ammazzato/Enzo ucciso dalla troppa disponibilità/ Disintegrato dai sogni della sua stessa umanità/ Muoiono sempre gli innocenti pronti alla solidarietà/ E il presidente del consiglio parla ancora di necessità”.
Un testo duro: “Ogni 26 agosto noi italiani ci sentiamo più soli. Ma quanto sangue deve scorrere ancora a causa dei milioni?” e che non lascia dubbi sul perchè di una morte assurda. Papetti sta realizzando il suo primo cd e questa canzone dovrebbe farne parte.
E' un brano inedito di cui il cantante ci ha anticipato il testo.
Così come è diretta una poesia scritta da un'insegnante di Canicattì, Anna Lo Verme, pubblicata qualche mese fa dal quindicinale “La Campana” di Licata (che ha cessato nel maggio scorso le pubblicazioni).
“Dite che senza voce né parola/ non ci sarà nessuna democrazia/ e la libertà resterà solo un sogno/ un'utopia”.
Ma noi vorremmo soltanto che quattro anni dopo la sua morte qualcuno dica alla sua famiglia se qualcosa accadrà. Se tenere ancora accesa la fiammella della speranza ha un senso. Se quel frammento del corpo di Enzo Baldoni che era stato recapitato alla moglie e che aveva superato la prova del Dna potrà ricongiungersi con il resto ed essere restituito alla famiglia.
Lo dobbiamo tutti ad Enzo. Almeno questo.
 
 
INFERNO BAGHDAD (A Enzo Baldoni)
(Testo e Musica di Andrea Papetti)
 
Lo sgomento rimbalza tra le mie mura
e investe una nazione
Notizie disperate
aspettando una liberazione
 
Le immagini arrivano violente improvvise
dall’inferno Baghdad
E noi qui teatranti impotenti
a parlare di libertà
 
Caro Enzo non so
cosa tu abbia pensato
Caro Enzo no
non ti hanno ammazzato
 
Ma ditemi qual è quel dio
che rivendica le morti?
ditemi qual è quel dio
che decide sulle nostre sorti?
Ma dove è dio?
 
Enzo ucciso dalla troppa
disponibilità
Disintegrato dai sogni
dalla sua stessa umanità    
 
Muoiono sempre gli innocenti
pronti alla solidarietà
E il presidente del consiglio
parla ancora di necessità
 
Ma è davvero necessario
sollevare gli abusi
E al popolo italiano
dispensare insulti?
 
Non vogliamo più sopportare
questa nuova realtà
teste che volano
in nome di Allah
in nome di Allah
 
Oggi 26 agosto noi italiani
ci sentiamo più soli
Ma quanto sangue deve scorrere
ancora a causa dei milioni?
 
Basta crepare
per una falsa democrazia
Tornate tutti a casa
andatevene via
 
Ti saluto uomo di pace
addio Enzo Baldoni
ucciso dal potere
e dalle religioni
addio Enzo Baldoni.
 
 
P.S. Quest’articolo, se tutto va per il verso giusto, dovrebbe essere inserito in diversi giornali.
P.S.II Per chi volesse conoscere meglio le attività di Francesco Pira collegarsi a www.francescopira.it
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lunedì, 14 luglio 2008
caricatura 
Cari e care,
oggi voglio presentarvi mio zio Lillo (Basilio Olivieri). E' un artista a 360°: secondo me dipinge e scrive cose meravigliose. Caratterialmente (del resto come quasi tutti gli artisti) è una persona ombrosa e di poche parole o meglio così lo vedevo fino a qualche anno fa. Oggi condividiamo l'amore verso la poesia e non è poco. Politicamente invece abbiamo sempre avuto posizioni piuttosto distanti (lui di destra io di sinistra) anche se, a mio avviso, zio è più anarchico di me:). Anche nella politica comunque è una persona intelligente e di conseguenza sempre pronta al dialogo. Nella scrittura è stato uno dei primi in Italia (escludendo ovviamente i vari Ungaretti, Montale ecc. ecc.) a comporre gli haiku, ricevendo diversi premi nazionali. L’haiku per chi non lo sapesse è un componimento poetico strutturato in 17 sillabe (5-7-5). E' nato in Giappone anche se, questa carica espressiva che si materializza nel sintetizzare il pensiero e l’immagine, non è dissimile ai codici di scrittura utilizzati nella poesia ermetica. In particolare hanno in comune il verso secco e coinciso...per farla breve con poche sillabe vengono espressi concetti e frasi di senso compiuto. Per chi volesse saperne di più vi consiglio di visitare la pagina di Wikipedia:
Vi incollo alcuni componimenti di zio, sperando siano di vostro gradimento.
 
1
Il fragore della risacca
amplifica l'eco
dello sciabordio d'onda.
2
Evanescenti venti
a riunir labili vapori.
Nell'attesa: la sete.
3
Si dissolve il Sole
in un mondo d'ombre.
Risorgerà ?
4
Intuir la frantumazione
del vento che punzecchia l'acqua.
... ma poi scivola via.
5
Misurar balzi di vento
che si rinserra nel greto.
E poi ?
6
Mima l'amor
la bava di Luna
che scialba l'onda.
7
Un vento suscettibile
si leva nel mare, schiumandolo.
Le onde sono gasate.
8
In scene astratte:
amalgamar gocce
di pioggia in farsetta.
9
Onda su onda.
Il silenzio ...
una storia sospesa nel vento.
10
Nell'ondeggiar ventoso
si frantuma l'immagine
sullo specchio d'acqua.
11
Ventilar sassi sferici
che non hanno più vita.
Una commedia sulla riva
12
Pioggia e lampi,
in festosa indifferenza
cader per l'oblio.
13
Onde in affannoso agitarsi
scendono e salgono.
M'insegnerà qualcosa ?
14
Vedere il mondo
come un acquario.
Da parte d'un pesce.
15
E sorge l'alba,
sull'increspatura dell'acqua,
tra antiche leggende.
16
Nell'incertezza
del dislivello,
l'onda si ripete.
17
Figure doloranti
prossime a sfiorire.
Onde chiassose.
18
Rumorose onde
che par s'azzuffano.
Geometricamente.
19
Un'onda fluttuante
nel disagio dell'abbandono.
L'aggressione e il rifiuto.
20
Ciuffi di verde
e l'azzurro del mare.
Turismo dello spirito.
21
Cader nell'onda
che si frammenta.
Una leggenda silenziosa.
22
Sensazioni alla deriva
come onde lascive
su scogli. Attese.
 
haikuP.S. Una copia del suo libro, edito nel 1988, è stato depositato presso un museo haiku di Tokio, su richiesta del presidente dell'associazione SONO USCITA (ex ambasciatore c/o la Santa Sede).
 
P.S. II Per chi volesse leggere altri haiku, potete visitare:
 
 
 
P.S. III Da qualcuno dovevo pur riprendere! Ehehehehe
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lunedì, 30 giugno 2008

fabriziospaceNon vi sto a dire chi è Fabrizio Emigli visto che qualche mese fa gli ho dedicato un post. Però un cosa voglio dirvela: finalmente "Stelle in eccedenza" è in vendita. Ragazzi prendetelo e non ve ne pentirete! Garantisco io:). stelle in...Si può comprare sia fisicamente che il pacchetto intero in mp3. Ancora qualche giorno e sarà anche su I Tunes e sarà possibile acquistarne anche i singoli file. Non ve lo fate scappare! Il link per procurarsi il capolavoro di Fabrizio è il seguente:

http://cdbaby.com/cd/fabrizioemigli


 

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categoria:musica, poesia
giovedì, 19 giugno 2008
infinitoE’ tornato il principe. Non so cosa volesse intendere con questa splendida canzone (mi piace pensare che parli di un amore finito) ma siamo di fronte ad un autentico capolavoro!
Mi perdo in questi versi e mi sembra di sfiorare “L’infinito”.
 
 
 
L’INFINITO
 
de_gregoriLascia che cada il foglio
Dove sta scritto il nome
Non ci si può bagnare per due volte nello stesso fiume
E' un riflesso sull'acqua
Una bolla di sapone
E alla fine del libro non c'è spiegazione

Ho viaggiato fino in fondo nella notte
E stava nevicando
E ho visto un grande albergo con le luci spente
E ho avuto un po’ paura
Ma nemmeno tanto
La strada andava avanti
Ed io slittavo dolcemente

Lascia che cada il foglio
Dove sta scritto il nome
E metti un palio
Al mio dolore
E non guardare il tempo
Il tempo non ha senso
Domani sarà tempo
Di cose nuove

Ho viaggiato fino in fondo nella notte
Senza guardarci dentro
Senza sapere dove stavo andando
E alle mie spalle il giorno
Si stava consumando
Ed ho provato un poco di tristezza
Ma nemmeno tanto.
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martedì, 20 maggio 2008

Andreafilm4Anche quest’anno ho voluto partecipare alla manifestazione nazionale antimafia dedicata a Peppino Impastato tenutasi a Cinisi l’8-9-10-11 maggio. Sono 5 anni di fila che non posso fare a meno di visitare il paese di Impastato e del capo mafia dell'epoca Badalamenti.

La prima volta fu nel 2004 dove a sorpresa venni contattato dai compagni di Peppino e Giovanni Impastato per suonare in piazza. Fu un’emozione indescrivibile. E’ stato il mio debutto come cantautore in un palco pesantissimo. La paura di sbagliare era tanta ma alla fine l’esibizione fu abbastanza precisa. Ma l’emozione più grande fu suonare “L’uomo della verità” davanti alle telecamere (documentario di Gregorio Mascolo) e soprattutto davanti alla mamma di Peppino Felicia Bartolotta.peppino

Mi ricordo che piangendo mi abbracciò dicendomi: “Mi raccomando quando ti capiterà di suonare in giro ricorda sempre a tutti il sacrificio di Peppino; me lo hanno ridotto ad un mucchietto di ossa”.

Non solo ho sempre chiuso i miei concerti con “L’uomo della verità” ma ho fatto anche di più: ho fondato assieme a qualche amico un’associazione che porta il nome del nostro grande eroe. Promessa mantenuta!

Nel 2005 ho avuto l’onore di tornare a Cinisi a suonare in una 3 giorni carica di appuntamenti culturali e di personaggi famosi.

C’erano i Modena City Ramblers, Pippo Pollina (con il quale ho legato particolarmente), il Collettivo Peppino Impastato e Marco Travaglio.

Anche quella volta c’era una piazza piena a coccolare noi “artisti” (sicuramente loro più di me ehehehe) e ad intonare la frase storica che accompagna fedelmente ogni anno questa stupenda manifestazione:”Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai!”. Da brividi!

Quest’anno sono tornato a Cinisi come spettatore e come sempre è stato stupendo vedere la solita folla di anime stringersi attorno a Peppino e alla sua vicenda. E’ meraviglioso constatare inoltre che in una terra così fertile per la mafia nasca un’accesa e rigorosa antimafia. Del resto è proprio in Sicilia che hanno avuto azione Falcone, Borsellino, Rizzotto, Don Puglisi e tanti altri. Ritornando al discorso manifestazione, ho avuto occasione di riabbracciare Pippo e i compagni di Umanità Nova e di fare finalmente la conoscenza di Ennio Salomone. Come sempre è stata un’esperienza di grande arricchimento culturale ed umano. Spero di essere presente anche il prossimo anno perché la terra di Peppino e soprattutto la sua storia non siano solo pagine ingiallite di giornale ma presenti sempre nei nostri occhi, nelle nostre orecchie, sulle nostre bocche.Funerale_di_Peppino

 

 

L’UOMO DELLA VERITA’

 

Questa è la storia

di un eroe siciliano

che ha distrutto l’omertà

con la voce e la sua mano

 

era il settantotto

e la mafia governava

ma non il nostro Peppino

che la testa non chinava

 

Cinisi distrutta

dai politici corrotti

don Tano e i suoi amici

e da silenzi troppo forti

 

da Radio Aut

i nomi uscivano taglienti

ad ammazzare i cani

con l’odio fra i denti

 

Peppino Impastato

Peppino Impastato

 

L’indifferenza è il male

e ha divorato ogni colore

che Peppino dipingeva

sulle pareti del dolore

 

l’hanno ucciso senza pietà

perché aveva capito

che è impossibile tacere

davanti a chi bacia per un rito

 

hanno anche provato

a infangarne la memoria

a distruggere il ricordo

la persona e la sua storia

 

ma non si può insabbiare

per sempre la grandezza

di un uomo coraggioso

morto per protesta

 

Peppino Impastato

Peppino Impastato

 

Quante bandiere rosse

piangevano nel cielo

a salutare un combattente

senza armi sul sentiero

 

i pugni erano chiusi

a segnare la libertà

ad accompagnare nel viaggio

l’uomo della verità

 

Peppino Impastato

Peppino Impastato

 

Peppino Impastato

Peppino Impastato

 

 

 

 

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martedì, 01 aprile 2008

Cari e care,

anche oggi voglio presentarvi un bravissimo cantautore: Ennio Salomone. Nonostante la sua giovane età (appena 21 anni) ha già scritto brani interessantissimi quali “Il ragazzo e la sua corda”, “Ora come allora”, “La mela”, “Con la falce ed il martello” etc. etc.. Ho avuto il piacere di scrivere con Ennio una canzone che si intitola “Senza trucco”. Penso che siamo riusciti a descrivere abbastanza bene l’amore vero, quello senza trucco, senza artifici. Per adesso è stata cantata solo da Ennio, ma non è detto che un giorno non presenti una mia versione. Un abbraccio caro Ennio e in bocca al lupo per la tua carriera!Ennio Salomone

 

www.myspace.com/enniosalomone

 

SENZA TRUCCO (A. Papetti/ E. Salomone)

 

Finalmente senza trucco

posso scalare i tuoi occhi

l’insicurezza, la tenerezza

 

geometrie di favole

lo stupore di chi

all’improvviso si scopre donna.

 

Posso scorgere il tremolio

del dolore in un sorriso

che fugge, si nasconde

 

occhi scintillanti

luce calda di sguardo

bellezza semplice

devastante

 

e il tempo sembra docile

un compagno premuroso

che non vuole scalfirla

 

è svanito l’incessante

ronzio del mondo

e adesso tutto tace.

 

Sei un cielo incerto d’autunno

cascata di sogni

a illuminare il viso

 

e adesso la tua dolce ingenuità

è nuda,impaurita

è sola.

 

Lo sguardo tocca la luna

ubriaco di notte

mangia le stelle

 

vertigini di labbra

dolce anarchia

di brevi emozioni.

 

Sei lì ferma immobile

e non stai ascoltando

ma non importa

io viaggio

 

mare, monti, deserti, città,

tristezza, gioia e poi

necessaria malinconia!

 

 

P.S. Un grazie particolare ad Enniuzzo per averla impreziosita cambiando, di sua sponte,  il termine “ferma” in “fermo”. La tua versione gay è fantastica ahahahaha

 

 

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martedì, 11 marzo 2008

Cari e care,musicultura

visto che siamo in tempo di elezioniJ, se vi capita votate Fabrizio e non ve ne pentirete. Penso proprio che adesso abbia bisogno del nostro sostegno. Spero possa vincere perchè è assolutamente il migliore presente  in "Musicultura". Un grazie anche a nome di Fabrizio!FABRIZIO musicult

(Fabrizio andrà in onda su Radio1, Rai news 24 e Rai international. Il pubblico potrà votare tramite televoto, chiamando il numero 163 400 seguito dal codice che settimanalmente verrà assegnato a ciascuno dei quattro artisti di volta in volta in gara "41, 42, 43, 44" con un apposito tagliando pubblicato, a partire dalla fine di marzo, su RADIOCORRIERETV")

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sabato, 23 febbraio 2008

fabrizio emigliOggi voglio parlarvi di un bravissimo cantautore: Fabrizio Emigli. Ho avuto l’onore di incontrare Fabrizio al Musicultura ed è come se ci fossimo conosciuti da sempre. Difficilmente mi capita di sentirmi così a mio agio con uno “sconosciuto” (o meglio una persona che avevo avuto modo di conoscere solo telematicamente e mai faccia a faccia).musicultura

Ieri mi ha telefonato per dirmi che ha superato le selezioni e la cosa mi ha veramente fatto piacere. Spero con tutto il cuore che riesca a farsi conoscere perché nessuno lo merita più di lui. Ma andiamo per un attimo indietro: la nostra amicizia è iniziata qualche mese fa, quando mi ha chiesto l’add su myspace e in seguito mi ha omaggiato del suo ultimo lavoro “Stelle in eccedenza”. Mi ricordo che ascoltai il cd in macchina e rimasi colpito al primo ascolto. Subito “Pregate per noi” poi piano piano tutte le altre (“Con tre gocce di aceto”, “Stelle in eccedenza”, “Fatemi baciare la sposa”, “Quanto mi dai” ecc ecc.).

Ciò che colpisce di più di Fabrizio è il suo modo di scrivere; assolutamente raffinato ed originale. Insomma senza troppi giri di parole siamo di fronte ad un grande artista e il suo cd merita tutta l’attenzione di questo mondo. Vi consiglio quindi di acquistarlo anche se, almeno per adesso, non ha una distribuzione e quindi potete solo ordinarlo nel suo sito ufficiale.

A proposito, una curiosità: molto probabilmente io e Fabrizio avremo la stessa etichetta di distribuzione…mi sa che era proprio destino che ci incontrassimo! Su questo però non aggiungo altro…top secret.:)stelle in...

Fabrì è stato bello conoscerti ed è per me un onore essere tuo amico. Continua così, stai andando alla grande.

 

www.fabrizioemigli.it

 

http://www.myspace.com/fabrizioemigli

 

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domenica, 27 gennaio 2008

FaberSono un curioso e come sempre accade, noi curiosi ci imbattiamo spesso in situazioni stupide o addirittura persone stupide. A volte se uno si fa una carrettata di cazzi propri evita di scivolare su tante stronzate. Ho ascoltato l’intervista di un tale che dichiara che non ama molto Faber perché sul palco risulta immobile. Di per sé la questione non merita assolutamente un post (anzi nemmeno una parola) ma scrivo per non dimenticare che la funzione del cantautore è di dare messaggi e condividere emozioni, non fare sul palco le piroette col culo. Come sta De Andrè sul palco è perfetto: parla il giusto e quello che dice è sempre assolutamente intelligente…e poi è originalissimo. E’ l’unico che si presenta seduto come se stesse cantando di fronte a dei cari amici. Uno può essere spigliato davanti alla gente ma se scrive delle minchiate rimane comunque un minchione…punto! Prendiamo De Gregori non è il massimo nei concerti ma non perché non si muove. L’unico problema è che risulta antipatico, anche se secondo me più che antipatico è schivo. E’ una persona estremamente timida e questo non l’aiuta a socializzare con il pubblico…ma nulla da dire su come sta sul palco. E anche se risultasse asettico, per quello che ha scritto, rimane sempre uno dei più grandi cantautori nella storia della musica italiana. Comunque dopo questo post ho deciso di dimagrire diversi chili perché al prox concerto ho intenzione di fare qualche numero di alta scuola con l’asta del microfono. Ma non vi svelo altro:). Vi lascio con la frase di un grandissimo che sintetizza bene questo post:

Bertoli 

…adesso dovrei fare le canzoni/ con i dosaggi esatti degli esperti/ magari poi vestirmi come un fesso/ per fare il deficiente nei concerti. (Pierangelo Bertoli)

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martedì, 01 gennaio 2008

Photo069Da sempre ho pensato che lo scrivere mi aiutasse a sentirmi meno solo. Oggi mi ritrovo a farlo senza nessuna convinzione e non credo di riuscire a colmare quel profondo vuoto che da qualche mese si è assiepato nel mio cuore. E’ innegabile: mi manca mia madre! Mi mancano le sue parole di conforto, il suo starmi vicino anche col silenzio e il suo sguardo tenero. Questo 2007 ha spazzato via tutto lasciando nell’etere solo onde di ricordo. Ho tanti motivi per ringraziarla e non certo per avermi dato la vita. Mi ha insegnato l’etica e a saper distinguere il vero buono dal falso. Mi ha insegnato a combattere l’ipocrisia, l’opportunismo, il presuntuosismo, il perbenismo architettato e a non leccare mai il culo a nessuno. Ci sono persone purtroppo che sono tutto questo ma indossano sempre l’abito del buonismo, della gentilezza e di conseguenza sono di difficile individuazione, quindi inattaccabili. Speriamo solo che prima o poi quel vestito diventi liso, così questi mezzi uomini mostreranno finalmente il vero volto.

Tornando al discorso iniziale, mi ha insegnato ad amare il prossimo, ad aiutare i più deboli  e ad essere sempre ospitale con tutti. Ho ereditato da lei anche tanti difetti. Uno su tutti quello di parlare in faccia e di questi tempi non è consigliabile. E ancora…sono una persona impulsiva e quando sono arrabbiato ho la tendenza ad essere poco lucido. Sono anche una persona molto ansiosa e spesse volte poco propensa al dialogo. Purtroppo o per fortuna sono così. Spero solo di aver acquisito da lei anche il coraggio di lottare fino alla fine.

Auguro a tutti voi uno splendido 2008 e per un momento voglio bagnarmi di follia. So cara mamma che non puoi ascoltarmi né tantomeno leggermi, ma a rigore di non logica voglio per un attimo, un solo istante, baciarti e augurarti un buon 2008 ovunque tu sia.

 

Andrea

 

P.S. Sono convinto che se potesse in questo momento parlarmi direbbe:” Andrea cazzo, potevi inserire una foto migliore per il tuo blog: sono spettinata e vestita male. Se mi avessi avvisata che questa veniva vista in pubblico mi sarei data una sistemata”.

 

 

 

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venerdì, 21 dicembre 2007

ultimo volo_copertinaHo comprato diverse copie dell’”Ultimo volo (Orazione civile per Ustica)”. Una l’ho gelosamente conservata per me ed inserita nella mia collezione di cd; le altre le regalerò per natale a qualche caro amico. Ero presente il 27 giugno a Bologna ed ero rimasto assolutamente colpito dall’opera di Pippo, tanto da dedicargli un post in questo mio trascurato blog. Beh ragazzi riascoltare questo magnifico album ha riacceso in me sensazioni fortissime. dc9Difficilmente mi sono così emozionato nell’avere tra le mani un cd. Oggi mentre lo scartavo, lo inserivo nel lettore e seguivo i testi nel libricino allegato mi sono sentito vivo…e in men che non si dica sono stato tristemente catapultato verso cieli umanamente inarrivabili. Per un attimo sono stato schiaffeggiato dal vento, ho ascoltato l’odore del mare e annusato il dolore che come il DC9 cadeva in picchiata nel mio cuore.

ACQUISTATELO ACQUISTATELO ACQUISTATELO

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categoria:musica, poesia, riflessioni
lunedì, 12 novembre 2007

Cari e care,

mentre rileggevo delle poesie di Pier Paolo Pasolini, il mio cuore si è soffermato su una in particolare. E’ di una bellezza indescrivibile…mentre la leggevo non ho potuto fare a meno di piangere. Voglio assolutamente condividere quest’ emozione con voi.

Vi abbracciopasolini

 

Supplica a mia madre

 

È difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

 

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

 

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere :

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia

 

Sei insostituibile.   Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

 

E non voglio esser solo.    Ho un'infinita fame

d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

 

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù

 

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

 

Era l'unico modo per sentire la vita

l'unica tinta, l'unica forma : ora è finita.

 

Sopravviviamo : ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

 

Ti supplico, ah, ti supplico : non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile...

 

 

postato da: andreapapetti alle ore 13:00 | Permalink | commenti (6)
categoria:poesia