Cantautore (cantante e autore) è una parola probabilmente (ma non ne sono per niente sicuro) coniata da qualche critico musicale negli ‘60 e stava ad indicare un artista che, con melodie semplici, affrontava un testo impegnato più o meno diretto. Per molti anni (e forse ancora oggi) il cantautore veniva considerato come una sorta di santone che sul palco, armato di una “semplice” chitarra, rivelava sempre verità assolute. C’è stata ( ahimè forse ancora oggi c’è) una mistificazione del termine stesso. Ciò ha comportato nei cantautori un atteggiamento presuntuoso che purtroppo ancora persiste. Molti rifiutano autografi, trattano male il pubblico e persino s’incazzano se i fans cantano assieme a loro nei concerti. Uno paga 30 euro di biglietto per starsene zitto e ai comodi dell’artista. Siamo arrivati a toccare il fondo. Questi squallidi individui non sanno che se sono lì è anche grazie alla gente. Bisognerebbe avere più rispetto del pubblico! Ma la cosa più grave per chi inizia a scrivere canzoni è che, in un modo o nell’altro, il tuo nome verrà sempre accostato a quello di questi noti personaggi. Voi mi direte, in che modo? Beh è semplicissimo: quando un artista emergente scrive qualcosa, deve sempre e comunque assomigliare secondo la testa bacata dei critici a qualcuno famoso. Non è proprio possibile risultare originale oggi. Quante volte avrete sentito:”Assomiglia a questo o a quello oppure questa melodia è simile a quella di Xpallino.” E magari il tipo che ha avuto la malaugurata idea di scrivere manco lo conosce Xpallino. Sono d’accordo sul fatto che ormai nessuno si inventa niente ma non stiamo sempre lì, pronti come falchi, a scopiazzare qualcuno e qualcosa. Vi assicuro che anzi gli emergenti ci stanno molto più attenti per paura di essere soggetti a critiche. Non possiamo invece affermare altrettanto di artisti noti che scopiazzano da una vita in maniera plateale ma nessuno si permette di far notare loro questo.
A mio modesto avviso, non si deve mistificare e nemmeno massacrare! Non parliamo poi delle radio e soprattutto delle case discografiche. Al suono dei soldoni decidono qual è la merda da produrre e si chiedono sempre se quella merda vende. A tavolino si decide che l’arte non conta. Il dio denaro sceglierà per tutti noi!
Vi allego sotto il link di una mia intervista dove parlo appunto di canzone d’autore e case discografiche. Ringrazio il buon Paride Travaglini che, di fronte ad un appiattimento culturale generale, ha ancora voglia di formulare domande interessanti!
http://www.ilquotidiano.it/articoli/index.cfm?ida=20086

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