Ci sono dei momenti nella vita in cui è difficile, se non impossibile, esprimersi. A volte l’essere stesso ci lascia disarmati, impotenti e il dolore diventa il tuo inseparabile compagno di viaggio.
Sarebbe bello poter affermare che ogni evento ha comunque una spiegazione più o meno logica. Purtroppo no, il caso esiste e come…e a volte è in grado di metterci in ginocchio. Vi lascio con una “lettera poesia” che scrissi tanti anni fa: avevo 17 anni.
Vi chiedo scusa se questo post dovesse risultare ermetico, ma in questo momento non ho voglia di aggiungere altro.
LETTERA A MIA MADRE
Eri lì
quando il mio corpo pargolo si nutriva del tuo seno
dai miei primi anni, quando ogni passo sembrava una conquista
al fanciullo beato e spensierato che correva incontro ai sogni
senza l’incertezza del domani.
Bastava la presenza di un amico, la nascita del giorno,
il sole dopo la pioggia per trovare l’intesa con l’esistenza.
Ora, il tempo fugge e brucia i ricordi
eppure non temo il destino
anche se il mio cuore è ubriaco di nostalgia.
Cammino, m’affretto, corro e la mia meta?
Non ti ringrazio per essere venuto al mondo
tanto si sa la vita è un attimo,
quando meno te l’aspetti ti condanna.
E’ un gioco inutile e senza carte da scoprire
ti prego, non bussare, sei già vinto.
Vorrei tornare indietro
e come in un flash rivivere tutti i miei sogni
tuffarmi nell’ingenuità e nella serenità di quei giorni.
La parola chiave è perchè.
Mi tormenta il silenzio delle risposte.
Mamma, non essere infelice, è soltanto un gioco.
(1995)











