Bologna, 27/06/2007 - Teatro Manzoni
Dopo 2 anni di lavoro finalmente ieri sera abbiamo assistito all’opera “Ultimo volo – Orazione civile per Ustica”. Stavolta Pippo si è superato. E’ difficile per me descrivere le emozioni che ho provato e che Pippo stesso sprigionava sul palco con ogni suo gesto, ogni sua nota, ogni sua parola.
Questo piccolo (statura) grande uomo siciliano ha voluto rinnovarsi, mettersi ancora in gioco, mostrando ai circa 2.000 presenti la sua sensibilità, il suo carisma, la sua genialità. Lo stesso suo compagno di viaggio Franco Battiato in prima fila, si è massacrato le mani a forza di applausi.
Pippo, ha descritto con la solita raffinatezza che lo contraddistingue la mediocrità e l’omertà dei rappresentanti dello stato italiano e nel contempo la tragedia umana di 81 persone che come noi sognavano, speravano, piangevano e si ribellavano. Le loro speranze purtroppo però si sono infrante quel maledetto 27 giugno 1980 prima nel cielo e poi nel mare. Oggi abbiamo solo tanta voglia di piangere e la speranza (che non muore mai) è quella di consegnare prima o poi la verità ai parenti delle vittime. La cosa che mi lascia veramente perplesso è che a distanza di 27 anni ancora andiamo avanti per supposizioni e nel fondale marino tuona la voce imperiosa di quelle 81 vite che chiedono il perché di tutto questo. Ieri sera Pollina ci ha insegnato che non possiamo e non dobbiamo dimenticare. “Pippo, se non fai un cd su quest’opera giuro che vengo a Zurigo e ti strappo i capelli:)”
Con questa canzone Pippo ha concluso lo spettacolo.
Oggi è uno di quei giorni in cui ascolto le parole del cielo
Come quegli animali infelici fuori aspettando le piogge
Come gli indiani con le orecchie sulla terra e i cavalli al galoppo
Come i torrenti in odore delle rapide sfiorando le sabbie.
E se il mio tempo è un granello di polvere un pulviscolo di stelle
Che non si trova più nel calendario né nelle pagine gialle
Se il mio destino l'avete scritto su un muro di carta e catrame
La mia memoria me la gioco a dadi e sulla sponda di un fiume.
Oggi ho bisogno di un cenno di un segnale particolare
Una luce che mi colga nel mio ventre nel mio peregrinare
Fra le vostre coscienze o fra quello che ne rimane
Non più in fondo al mare
Ma sulla mia pelle e le mie ali.
C'è una brezza crudele che spinge le mie ossa d'airone
Che son forti e portano in grembo migliaia di cuori,
Ciascuno con una promessa da raccontare,
Un passato, un futuro, un dolore da ricordare
Oggi è uno di quei giorni in cui credo alle parole del cielo
Cupo e minaccioso, un sentiero di nuvole scure,
Un cattivo presagio, una minaccia da dimenticare,
Un tremore di terra che scuote perfino le viscere del mare.
Attraverso le rotte del mondo io di bellezza ne vedo,
Mentre lascio una firma di fiamma che spettina il cielo,
Fioriranno i ciliegi, sorrideranno al mio passaggio
I viandanti, gli gnomi, le spose candide di maggio
E se qualcuno si è illuso di mischiare bene le carte
Di nascondere la sua vergogna fra i giochi della malasorte
Di regalare al futuro e ai fratelli un mattino normale
Ma non c'è più niente di normale e non c'è futuro che non faccia male.
Chi ha rubato il sonno alle madri e sparso gemme nel vento?
Chi ha sottratto il sorriso ai bambini e di colpo l'ha spento?
Chi ha spezzato i polmoni d'acciaio del colosso volante?
Chi ha giocato da baro sapendo che c'era un perdente?
E ora nella vertigine, mentre sprofondo nel vuoto,
Avverto nei sensi la pace di un luogo remoto,
Le vette inaccessibili e i ghiacci che ho già trasvolato
Dove regna il silenzio, dove l'uomo non è mai stato
E mi sembra di vederle le iene nella stanza dei bottoni
Con uniformi di cartapesta a decidere i cattivi e i buoni
Stravaccati in poltrone di pelle, ché non si rischia niente
Con l'arroganza del potere e l'indifferenza di certa gente
Eppure la storia va avanti non conosce padroni,
Anche a quelli che muovono i fili un giorno tremeranno le mani,
Perché esiste un passaggio comune, un comune destino
Che fa più vita la vita e non fa sconti a nessuno
Torneranno le stagioni di sempre per chi ha vinto e perduto.
Per chi ha avuto una sorte beffarda e anche per chi ha taciuto
E a ciascuno toccherà fare i conti senza un ma senza un se
Alla fine del giorno resteranno gli avanzi di qualche perché.
(Testo della canzone prelevato da